lavagna

290715 – E mi lascio amare questo fumo. I miei occhi stanno imparando a navigare in questo fumo, grigio, nebbia.
Dove.
Dove quello che scrivi si fraintende sempre, perchè sono troppi i distinguo.
Dove quello che leggi speri di capirlo, e se per caso lo capisci, sei stata così brava che l’Altro ci rimane male.   🙂

281114 – Solipsismo. Lo posso amare come il brodo in cui mi sono formata, è direttamente l’utero dove mi sono sviluppata. E’ il migliore dei modi di esistere virtualmente – forse anche per vivere là fuori.

070714 Di risposte ne ho anche troppe.
E’ l’ordine, la cornice che vorrei trovare.
E’ solo vita, sono pensieri, non cerco “il libro” – non voglio scrivere libri, non mi interessa l’editore e nemmeno il best seller.
Mi basterebbe una consapevolezza nuova, NON LA MIA MA GENERALE (molto più difficile?!).

Se sono qui. Potrei anche perdermici. Mi ci perdo.
Seguo un proposito però. Lo spero.
Perchè mi è gia successo parecchio tempo fa, quando pensavo alla mia tesi di laurea. Mi ero messa a scrivere quello che mi sembrava interessante, cioè un mucchio di pensati e citazioni e pretesti. Alla fine da quel mucchio una Tesi è uscita.

prima di dare un senso mi sono dispersa nell’esplorazione e ottenuta una finestra ho dimenticato cosa volerci scrivere poi non riesco a rinunciare all’estetica poi vorrei essere dura poi mi fa paura forse mi emoziona

ghjhgò.kò hkjgl

Questa pagina (la pagina, non il blog) può darmi spazio da consumare. Palestra per scaldare parole. Qui posso annoiare. Qui non importa che sia importante. Qui è lavagna.

Certo quello che ora mi viene meglio è esattamento ciò che non voglio.
Iniziare senza sapere cosa, saturare. Una pagina bianca mi scatena l’orror vacui? No. Non è questo. E’ da qualche anno che mi sono impedita di scrivere. La verità è che sono una inanellatrice di parole. Collane lunghissime.
Desidero invece darmi un ordine, una sobrietà, un contegno.
Tanto di più vista la montagna di parole che costipa il web.

Sono affetta da opposte tentazioni. Quello che mi propongo è il contrario della spontaneità che mi appartiene.
E freno. Freno, accellero, freno, accellero.

 

180414. E’ curioso come non mi senta libera in nessun posto, meno che mai in questo posto. Avevo pensato di prendermi uno spazio per farci quello che mi pareva e sono caduta nel “pubblico”. E non riesco a liberarmene. Malgrado l’anonimato, malgrado tutto. Sono Io che mi censuro. E questo è quello che so fare meglio ed è quello che non voglio far vedere – perchè mi sembra inutile – a tutti di certo – ma a me? – che son capace di mettermi a pestare tasti e snocciolare parole in sequenza. Sono un registratore. Ma non voglio essere ascoltata. Ho questa abitudine, un vizio, una masturbazione, di lasciare una traccia, parole come la scia di una lumaca. Forse tornerò. Una specie di corpo e di respiro. Insopprimibile. Rovescio. Occupazione. Pieno. Empimento. Altrove.

 

210414. Rieccomi chiedendo. Cosa? Mi va bene comunque se è spazio. E questo è spazio. Deve essere un sentimento tutto mio, stare in una piazza dove tutti parlano – forse strepitano – forse perfino urlano –
Mi molesta questa percezione, questa immagi/ne/nazione.
Pensavo a un posto fuori dai miei pasticci, non un quaderno in un cassetto, non un file sul mio pc. ——————————— ………………………

2 commenti su “lavagna

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