rituali

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Mode

Pubblicato 12 maggio 2014 da capriccietto

Una delle mie nonne, quella paterna, era nata nel 1901.
A pensarci quante ne ha vissute, quanto ha visto di cambiato.
Ricordo mi diceva: cos’è quella pitocca, andavano le gonne lunghe…
Mode.
Il tempo sensibilizza verso le mode. Col tempo ne percepisci il trascorrere.
E’ inevitabile il confronto.
Io.
ero
lo facevo
quando a me

Antipatia

Pubblicato 5 maggio 2014 da capriccietto

Qualche anno fa mi sono trovata colla gamba ingessata, costretta in casa per 40 giorni. E’ stata l’occasione per aggiornarmi sui telefilm, che ho potuto godere appieno non avendoli mai seguiti prima. Fresca dell’esperienza medica – del conforto dell’essere curata – sono riuscita pure a guardare le serie ambientate in ospedale. Ho scoperto il dr House…
La potenza dell’antipatia ovvero la libertà.

santificare le feste

Pubblicato 18 aprile 2014 da capriccietto

Non mi è mai piaciuto, mai da quando mi ricordo.
Pasqua per me è quasi inesistente, se non fosse che mi è stato chiesto di cucinare l’agnello domenica a pranzo.
Siamo nel pieno della celebrazione [rituali].
Ricordo di una breve discussione avuta in occasione di un 31 di dicembre. Eravamo a cena in casa mia in qualche decina (un paio?) – sì lo so, ho una sala recipiente… – stavamo mangiando e c’era un ritmo dettato dal caso, piatti portati dagli ospiti, una regia non governata dall’orologio.
Mi sono permessa di  dire chisseneimporta se tra tredici minuti scocca la mezzanotte… tagliamo il tacchino, mangiamoci quei due contorni, finiamo quella bottiglia e quel discorso, quando siamo pronti festeggiamo l’anno nuovo. Il nostro. Senza orologio. Festeggiamo il nostro nuovo anno senza burocrazia. Quando abbiamo finito di cenare, si sparecchia, si portano i dolci, si stappano le bottiglie. Prendiamoci il nostro tempo.
Sono stata bocciata.
La mezzanotte è sacra. E’ il rito. Se non partecipi non c’è più il valore.

Conversazione

Pubblicato 8 aprile 2014 da capriccietto

Mi hanno sempre detto che difetto di diplomazia.
Mi sono sempre vantata di essere una sincera (di fatto sono incapace di mentire, solo in ultimo ho fatto pratica). La sincerìtà porta alla “gaffe”.
Potrei concludere che sono una incivile, una asociale, non so comportarmi, non sono educata. Mi pare che l’intero universo mondo si basi su quell’arte che per qualche misterioso motivo io non ho appreso: parlare con una certa affettazione, mostrando un sorriso di circostanza e interesse per qualunque conversazione si stia tenendo, assentire con frequenza, manifestare condivisione.
Evitare di contraddire, non interrompere, soprattutto ascoltare e sorridere.
La maggioranza delle conversazioni si basa su tali principi.
Le persone che si trovano bene assieme pensano uguale. Parlare non fa rima con sforzarsi tantomeno col pensare. Nella stragrande maggioranza il desiderio di chi parla è solo quello di parlare, nei casi peggiori c’è una dose elevata di narcisismo.
Nelle compagnie solitamente c’è una persona che tiene banco, spesso tutti gli altri non saprebbero cosa dire e sono lieti che qualcuno riempia il silenzio.