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Tutti gli articoli per il mese di gennaio 2015

Grecia / Syriza / Tsipras

Pubblicato 26 gennaio 2015 da capriccietto

Apollo / Socrate / dionisiaco …
………………… mica male che dopo quei duemila abbondanti anni stiamo qui a ri-sentire i greci.
Per loro sarà un eccitante momento di gloria, tornare ad esistere?

I mercati continuano a credere nella capacità delle banche centrali di orchestrare scenari economicamente desiderabili. Se questa convinzione dovesse essere messa in dubbio, e le banche centrali gettassero la spugna come ha fatto la Banca nazionale svizzera, la disinflazione potrebbe trasformarsi in deflazione da debito.

🙂 🙂 🙂

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Se si può ridere di tutto si può ridere anche di Dio

Pubblicato 16 gennaio 2015 da capriccietto

vignetta

– “Ma che cosa c’è di tanto terribile nel riso?”
– “Il riso uccide la paura, e senza la paura non ci può essere la fede. Senza la paura del demonio non c’è più necessità del timore di Dio”
– “Però non puoi eliminare il riso eliminando questo libro”
– “No, certamente. Il riso resta lo sfogo dell’uomo volgare, ma cosa succederebbe se per colpa di questo libro, uomini saggi andassero affermando che è possibile ridere di tutto, possiamo ridere di Dio? Il mondo precipiterebbe nel caos. Perciò io sigillo quello che non doveva essere detto… nella tomba che ora divento.”

dialogo tra Guglielmo di Baskerville e Jorge da Burgos ne Il nome della rosa di Umberto Eco (1980)

Il nome della rosa, è incentrato sul libro a tutt’oggi perduto che Aristotele* scrisse sulla Commedia. Nel romanzo si immagina ne esista una copia nascosta nella biblioteca del convento e la catena di delitti nasce dalla volontà del monaco di impedirne la lettura.

Il poter ridere di tutto, pone qualsiasi dogmatismo alla mercè della ragione umana, apre al pensiero.

*Si tratta della Poetica (pubblicata la prima volta a Venezia nel 1498 nella traduzione latina di Giorgio Valla) dove Aristotele parla dei principi della poesia e poi dei generi poetici, il secondo libro non ci è pervenuto: si sanno il titolo e pochi passi, citati altrove da Aristotele stesso. Il testo giunto fino a noi termina dicendo: “E così, dunque, della tragedia e dell’epopea […] basti oramai quello che ho detto. [Diciamo ora] dei giambi e della commedia […]” (Aristotele, Poetica: 101).