Tacchi che uccidono

Pubblicato 30 settembre 2014 da capriccietto

killer heels

Tacchi alti uno stop agli eccessi
«CI tengo a dirlo: il rosso sulle suole è il mio sangue». Con questa battuta Emma Thompson si è presentata sul palco degli scorsi Golden Globe: a piedi nudi e con le scarpe incriminate strette in mano. Non c’è stata donna che non abbia compreso il dilemma dell’attrice nell’indossare qualcosa di tanto bello quanto scomodo. La fascinazione per i tacchi alti non è certo storia recente, ma il parossismo che si è raggiunto negli ultimi tempi… C’è una mostra al Brooklyn Museum di New York dedicata all’argomento (fino al 15 febbraio 2015) che sta registrando un numero record di visitatori.
Killer Heels: The Art of the High Heeled Shoes , è una riflessione sulla funzione estetica e sociale dei tacchi alti dal Rinascimento a oggi. Le origini sono funzionali (le chopine veneziane, servivano alle dame per non inzaccherarsi le vesti in strada) ma, la sezione più ampia dell’esposizione è per il Glamour and Fetish, dedicata a ciò che evocano certe forme e come sono state usate dai designer nel corso del tempo. La moda fa leva sulla seduzione, di più in ultimo. Qualche esempio? Dell’ultima sfilata di Alexander McQueen nel 2010 ci si ricorda soprattutto delle “scarpe-armadillo”, stivaletti bombati e dall’aspetto “alieno”, le creazioni di Prada, spesso una svettante sfida alla gravità, diventano oggetto del desiderio da possedere a tutti i costi, mentre molti creativi spiegano di preferire i tacchi più alti perché fanno da piedistallo alle loro mise, a prescindere da quanto poi ci si riesca a camminare.
Quello che però si evince dalla mostra è come gli eccessi stiano rapidamente cambiando il modo di pensare sull’argomento. Visto che in molti casi è oggettivamente impossibile usare simili calzature a lungo, la moda si sta spostando verso un approccio più misurato. Basta dare un’occhiata ai modelli che oggi si vanno affermando, il cui tacco è di media attorno ai sei centimetri: è come se, esaurito l’argomento, si stesse riscoprendo il potere della normalità. Le cool-girl di Hedi Slimane per Saint Laurent preferirebbero sparire piuttosto che farsi vedere con un paio di scarpe che non siano a pochi centimetri da terra, mentre da Gucci ritornano, dopo stagioni di stiletti, le mezze misure degli anni 60; persino Nicolas Ghesquière, uno che sui tacchi scultura da Balenciaga ci aveva costruito uno stile, per il suo debutto da Vuitton non è salito oltre i 7 centimetri, teorizzando un ritorno al buon senso. Non che i tacchi alti siano destinati all’estinzione, ci mancherebbe: sono parte dell’immaginario, ed è in questa veste che probabilmente rimarranno. La vita quotidiana però richiede altre altezze: meno spettacolo e più realtà. Un ottimo compromesso.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/09/27/tacchi-alti-uno-stop-agli-eccessi52.html?ref=search

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