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Tutti gli articoli per il mese di giugno 2014

28 giugno 1914

Pubblicato 29 giugno 2014 da capriccietto

non interessa?
data scaduta
niente senso
nessuna storia
28 giugno 1914
28 giugno 1914
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Amo la menopausa

Pubblicato 27 giugno 2014 da capriccietto

Menopausa. Credo di esserci!
Mi sono liberata dello sguardo. Ora quando vedo un uomo, il sesso opposto al mio, lo vedo e basta.
Se i miei attuali sentimenti siano frutto di cambiamenti ormonali o di esperienza… non lo so. Amerei credere che dipendano da me stessa e non dalla biologia. Ma. Però. Non lo so.
Ho un vivido ricordo del giorno in cui il mio modo di pensare è CAMBIATO.
Era il direttore della banca, avevo appena cambiato banca. Direttore senza fede al dito, di età non definita ma non eccessivamente inferiore alla mia, essendo io nuova cliente il direttore si era mostrato gentile ed interattivo, captando i miei interessi con molti sorrisi.
Come spiegarlo? Banca sottocasa, direttore single. Ci ho pensato.
Ogni volta che dicevo qualcosa di me, il direttore diceva “anch’io”… Mi era quasi parsa anima gemella.
Poi però mi è sembrato strano. Di solito nessuno è in accordo con me, questo invece, ogni cosa che dicevo, ribatteva “anche io”.
Quelli che devono vendere, fanno corsi di marketing. Per agganciare il cliente, evidentemente insegnano che bisogna creare una sintonia. A me non capita in nessun altro posto se non in banca che l’addetto alla gestione titoli sia sempre in accordo con me.
Mi piacciono i cavoli, sì i cavoli sono buonissimi.
Amo i formichieri, sì i formichieri sono bellissimi.
Ho votato per Monti, sì anche io ho votato per lui.
[poi mi ha detto: ma si fidi di me, io rispetto i suoi bisogni, il suo patrimonio, le sue aspettative, si fidi di me, faccia come dico io… – lo sapete che ogni volta che un promotore, impiegato, pure un direttore, vuole vendervi un fondo qualsiasi lui ci prende una percentuale?]

Un giorno sono scesa in banca. Ho visto il direttore. L’ho guardato proprio. E non ho più visto un maschio, scopabile, uomo, possibile fidanzato, presunto amante, essere con cui prendere un caffè al bar, essere con cui andare in vacanza ad Ischia.

Ho visto il direttore di una banca che provava a vendermi un fondo su cui avrebbe guadagnato la sua percentuale. Non era più un uomo, era un ruolo, una formica, il pezzo di un ingranaggio, era una cosa.

Da allora, non guardo più gli uomini come desiderabili. Li vedo per quello che sono.

C’è tutto un pregresso ovviamente.
Non ho mai minimamente provato attrazione per il direttore, era un riflesso incondizionato, maschio libero, possibile.

Pensate che… io perfino ce l’ho un compagno… Essì, ce l’ho. Ma è un’altra storia. Forse una delle prossime storie.

Mi sono liberata dello sguardo. Ora quando vedo un uomo, il sesso opposto al mio, lo vedo e basta. Allo stesso modo vedo un piccione che becca, un poster strappato, i tacchi di una donna che attraversa camminando senza naturalezza, un gatto imboscato dietro una macchina, una brutta vetrina, un bel vaso di fiori, un riflesso di luce sul muro, la lucidità della pioggia.

idea – la sedia di Platone

Pubblicato 21 giugno 2014 da capriccietto
la sedia di Platone

Una e tre sedie, 1965 di Joseph Kosuth

Il linguaggio usando nomi comuni, supera la molteplicità delle esperienze. Oltre le esperienze deve esserci qualcosa di comune – una stessa forma? Cercare l’essenza…

Un Creatore ha immaginato una sedia, un artigiano costruisce una certa sedia, un pittore dipinge quella sedia.
Il pittore è tre volte lontano.

la normalità è un ideale = la sedia di Platone

Pubblicato 20 giugno 2014 da capriccietto

idea come la sedia di Platone.
Adesso mi toccherebbe spiegarlo… [magari ripassarsi il Platone?]
Normale è l’opposto di conosciuto.
normale è ideale – la norma. la norma è un concetto – idea.
una stratificazione delle mente
un punto attorno al quale costruire, deviare, vivere

C’era un bel libro di Ernst Gombrich, credo fosse “Norma e forma”.

comunque la normalità mi ha sempre inquietata
come un adeguarsi
come un dover essere
ovviamente non sono mai riuscita ad adeguarmi
potrebbe essere comune
ma
non sono nella norma!

pensiero evocato da manginobrioches

capriccietto

Pubblicato 18 giugno 2014 da capriccietto

è solo un nikname
ma sono così brava da riuscire in conflitto pure col nik
– è stato qualche anno fa, forse il 2008.
cercavo solo una parola per registrare un indizzo e-mail, cercavo una parola, che fosse una parola, e che fosse libera.
mica facile.
bisogna cercarne di desuete per riuscirci.
capriccietto è una parola, suona bene, comunque è una parola.
ed era libera.
credo di averla scelta perchè ero stanca di cercarne un’altra e comunque di altre devono essercene rimaste poche (infatti ora “vanno” le frasi…) – volevo una parola
– e questa è una parola, ricordabile.
capriccietto.
poi le nuvole mi sono sempre piaciute, le prime nuvole che ho amate stanno in certi quadri del quattro-cinquecento, nuvolette rinascimentali, in pale d’altare.

non importa a nessuno
nuvole e capriccietto

sarà oltre – starò io in quell’altrove
………………………………………forse chissà

capriccio esserci/ascoltarmi/indipendentemente

mamma’s portrait

Pubblicato 16 giugno 2014 da capriccietto

Oggi l’ho vista la mia mamma. A proposito di amore.
Uno scarafaggio, una blatta, se ti passeggia sul secchiaio in cucina e se la vedi
la schiacci – [devi] farlo – si moltiplicano – devi ammazzare.
La mia bella vecchina. NerA sI tInGe i cApelLi. Ha ottanta anni. E’ secca.
Ha la testa piccola.
Non dimenticherò mai quando si fece fare una giacca di pelliccia di volpe, a lei piaceva molto ma quando se la metteva, tutto quel pelo gonfio rosso-biondo le faceva sembrare la sua testina mora ancora più piccina, come un puntino sopra due parentesi
.
()

ciao mamma!

assolutamente stupida
l’apologia dell’ignoranza
volgare
volgare volgo

volgo: “Italiano: moltitudine di persone che facevano parte del popolo poco colto, ignorante, ignobile · prima persona singolare indicativo presente di volgere”

Mi volgo. giro la faccia. non mi è mai piaciuto guardarla. volgo. mi volgo

Ha sempre avuto una voce orribile. stridula. un suono che infastidisce.
Il suono della sua voce riflette perfettamente il senso delle parole che emette.
Non c’è niente che merita ascolto.
E’ invidiosa, gelosa, bugiarda all’inverosimile, venale, vanitosa, competitiva. Ovviamente è egocentrica. Ogni volta che parla le sue frasi iniziano con “IO”.
Ovviamente non ascolta, non solo non ascolta le parole degli altri a lei rivolte ma nemmeno se stessa ascolta. se parla è come un pesce che boccheggia – per lei parlare è come respirare, un azione spontanea e vitale, un processo biochimico.

…………….ma……………..non posso,,,,,,,,,,,, farci!
non posso farci niente.
Uno scarafaggio, una blatta, se ti passeggia sul secchiaio in cucina e se la vedi
la schiacci
[devi] farlo – si moltiplicano – devi ammazzare.

Mia mamma non posso. Non si può. Ammazzarla.
MA POSSO TENERLA LONTANA! e lo faccio. allontanata.
è così disgustosa, mi tocca vederla ognitanto, mi tocca parlarci, mi tocca pure aiutarla, e per aiutarla mi tocca di ascoltarla, per chè ogni volta che per aiutarla la vedo lei parla – e mi fa sentire un cesso perchè mi caga dentro le sue parole di merda

aiutarla. aiu. haiu. hai. haiu!
cazzo! pago. pago. pago. le bollette. l’imu. la tari. e sto cazzo.
lei ha la sua pensione. mille euro al mese. ma non bastano. io spendo meno di lei. lei si lamenta che non può andare dalla parrucchiera, non può comprarsi il profumo e la crema. non fa che raccontare balle (bugie) sul suo aver dato – solo per farmi sentire in colpa.
DIO GRAZIE. mIO PADRE e mia madre hanno divorziato. mio padre è morto. io ho ereditato tutto di mio padre. e LA MAMMA è incazzata…. uuuuuuH! quanto è incazzata perchè non ha preso un soldo lei.

mia madre si è fatta un altro uomo, più giovane, ha 17 anni meno di lei. non so cosa è questo suo compagno ma se la regge lui, lei – ci vive con lei. non capisco come fa ma lo fa. non lavora da parecchio tempo. vive con lei e di lei (se per lei non lo so). a me pare pare scemo pure lui. non è del tutto a posto di testa, quando lo vedo, mi strugge di paranoie.

La mia è una storia di ricatti.
Finchè mio padre era vivo io ho dovuto combattere. Era un rimpallo tra loro due, dove io ero la palla.
Ho difeso il territorio come ho potuto. Il territorio era il corpo di mio padre, la casa di mio padre, i soldi suoi. Eredità. Ho vinto io.
Era un lavoro. in tutti i sensi. ho lavorato per mio padre. la Ditta.
Ho lavorato. era lavoro. giuro che ho lavorato.

per la famiglia.

ho lavorato.

adesso godo di quel lavoro, di caso e fortuna, adesso ho una rendita (mi fa specie doverla spartire con mia madre – in fondo aspetto pazientemente che muoia pure lei, come pazientemente ho atteso la morte di mio padre e la morte di tutti)

LA FAMIGLIA.

mi ricordo un giorno che eravamo insieme io e la mia mia mamma in attesa dal ginecologo e Lei mi disse, ma perchè non ti fai chiudere le tube? (figli non ne avevo e potevo quando lei me lo disse)

mi ricordo un giorno che Lei mi disse – se una donna non resta incinta forse non deve insistere, che a lei che aveva l’utero alto il medico le fece non so quale puntura e poi io nacqui (magari non è vero perchè lei racconta solo fantasie)

però io sono nata il primo giorno di aprile
ed è evidente che per lei ero uno scherzetto

Crederete a questa storia?
I love mia mamma
this is my mommy’s portrait

I love you

 

sono sempre stata così

Pubblicato 15 giugno 2014 da capriccietto

E sia!
Un cedimento. Sarà bene o male, cedere.
Se mi va, è bene. In questa domenica fresca, dove è una gratifica stare leggeri senza caldo e senza freddo [il corpo ringrazia].
Tanto poi mi dimentico. Questo è il bello. Questo è il cedere.
Sì perchè mi accorgo che mi faccio portare dai blog altrui, casco in commentari che mi paiono anche prolissi, spendo parole che saranno segno di cose che vorrei dire ma le lascio altrove invece di farle mie.

Sono sempre stata così.
Che bello riconoscersi.
Sono sempre stata così.

Quando sedici-diciotto enne uscivo in Compagnie, mi annoiavano i loro discorsi
passavo tempo molto da sola in camera mia, a leggere a scrivere a pensarmi
sono sempre stata così
da piccola stavo in estate da mia nonna in campagna e non c’erano altri bambini
giocavo da sola
sono abituata a stare da sola
sono sempre stata così

A lasciarmi fare qualche cosa si è fatto
come per caso
ho i miei puntigli
mi accorgo dopo cosa significano

e sto bene

imbarazzata di come sono
ma
sono sempre stata così